La Dama Verde

ALLA RICERCA DELL´AURORA BOREALE IN NORVEGIA

Ferragosto qui in Baviera non è certo garanzia di bel tempo. Proprio durante un temporale in un grigissimo pomeriggio di Agosto abbiamo deciso di prenotare un viaggio…giusto per tirarci un po’ su il morale. Ragionevole, direi.

Ed è cosí che ha preso forma l’idea, da lungo tempo nella nostra bucket list, di spingerci a nord per cercare la Dama Verde, ossia l’aurora boreale che danza nei cieli delle estreme latitudini nord. Avremmo dovuto aspettare che la notte polare si allungasse per aumentare le nostre chance e abbiamo deciso di raggiungere Tromsø in dicembre, al culmine del buio invernale.

La cittadina norvegese, 344 km a nord del Circolo Polare Artico, è uno dei migliori luoghi al mondo dove osservare l’aurora; ha una posizione perfetta e offre la possibilitá di avventurarsi nell’entroterra per cercare ritagli di cielo liberi da nuvole in caso di maltempo.

Arriviamo di mattina…no…aspettate, è sera. O forse è pomeriggio tardi? Non si capisce, è sempre buio! Usciamo dall’aeroporto e veniamo inghiottiti dalla notte polare, un vento gelido punta mille spilli sugli scampoli di pelle non protetti dall’abbigliamento tecnico e da subito dobbiamo cominciare a capire come mai i norvegesi camminino cosí disinvolti sul ghiaccio, mentre noi rischiamo di scivolare rovinosamente quasi a ogni passo. Allenamento? Bah…primo acquisto: rampini antiscivolo da applicare alle suole degli scarponi.

Appena raggiungiamo il centro della cittá, ci sistemiamo velocemente nell’albergo che abbiamo prenotato, direttamente sul fiordo e con una bellissima vista sulla Cattedrale Artica e sull’attracco dell’Hurtigruten, e poi usciamo alla ricerca di una guida che ci accompagni a “caccia” della Green Lady.

Leggendo qua e lá notiamo che molti visitatori sostengono che non serva pagare per farsi accompagnare in questa esperienza. Puó certamente essere un’opzione se si rimane a lungo e si è fortunati con le condizioni meteo, diversamente si rischia di tornare a casa a mani vuote. Per osservarla al meglio bisogna allontanarsi dall’inquinamento luminoso della cittá e, anche noleggiando un’auto, guidare su ghiaccio e neve al buio non é cosí facile e confortevole. Inoltre, aspettare ore all’addiaccio, senza avere informazioni in tempo reale su dove il cielo sia “clear” e su quali siano le previsioni per l’attivitá elettromagnetica del momento, puó rendere il tutto ancora meno piacevole.

Per questi motivi non rimpiango affatto di aver speso una cifra importante per passare due nottate alla ricerca dell’aurora. La compagnia a cui ci siamo affidati ha aggiunto al tutto un contorno indimenticabile, rendendo questa esperienza una delle piú memorabili fra tutte le nostre avventure in giro per il mondo.

Marek viene a prenderci al nostro hotel con un comodissimo minibus Mercedes, dotato di Wi-fi, nel quale troveremo successivamente le tute termiche e gli scarponi da indossare per proteggerci dal freddo. Non solo, l’equipaggiamento prevede cavalletti professionali per le macchine fotografiche (Manfrotto!), cioccolata calda e biscotti, e l’occorente per accendere un faló e sederci sulle pelli di renna nella neve, gustando una zuppa fumante nell’attesa di vedere il bagliore verde fare breccia nel cielo nero. Siamo una decina.

Lui e gli altri ragazzi a capo dei diversi gruppi si tengono in contatto costante per scambiarsi informazioni sulle condizioni meteo, cosí dopo qualche minuto per orientarci, cominciamo a viaggiare in direzione dell’isola delle balene, Kvaloya. Sembra che lí il cielo sia pulito e le nostre chance decisamente buone. Non è un periodo di attivitá molto intensa, ma incrociamo le dita.

Durante il tragitto ci fermiamo un paio di volte, riusciamo a scorgere un tenue bagliore verde sopra le nostre teste, ma dura pochissimo e cominciamo ad essere un po’ delusi e demoralizzati. Marek ha un entusiasmo contagioso e ci incoraggia, ci dice che sicuramente avremo uno spettacolo grandioso, è una promessa. Stiamo a vedere.

Procediamo verso l’isola, attraversiamo il ponte che la collega a quella di Tromsø e ci fermiamo poi sul limitare del fiordo sulla costa est. Marek dice che è perfetto e comincia a darsi da fare per montare il campo, renderlo confortevole con le pelli, e scaldarci con una scodella di zuppa.

L’atmosfera attorno al fuoco è magica. Il profumo della legna è intenso, il vento è leggermente calato e il silenzio, fatto salvo per le nostre voci, è surreale. Ci sdraiamo sulle pelli fissando il nero infinito sopra di noi, c’è una luna potente stanotte e molte stelle fanno l’occhiolino tra le nuvole che corrono veloci, in alto.

Il fischio del vento, lo scoppiettio del fuoco, lo sciabordare leggero di piccole onde dal fiordo. Qualche risata, non parliamo, sussurriamo perché sembra quasi di disturbare l’attesa. Il caldo degli abiti, il freddo solo sugli occhi. Il leggero rumore delle macchine fotografiche in preparazione.

L’obiettivo è molto piú sensibile dell’occhio umano; se l’aurora non è particolarmente intensa permette di osservarla molto meglio. Ma fa perdere gran parte della magia…penso che forse varrá la pena godersi il momento, non attraverso il mirino, ma riempiedosi gli occhi di questa natura incredibile. Marek ha con sé diverse macchine fotografiche e promette di immortalare per noi la „nostra“ aurora.

Aspettiamo.

Facciamo qualche passo intorno.

Affondiamo nella neve alta fino alle ginocchia.

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Aspettiamo ancora.

Il silenzio è rotto solo dal sibilo del vento, il fuoco è quasi spento. Ad un certo punto l’aria diventa come carica di elettricitá, potrei dire che c’è un silenzio rumoroso, intorno diventa denso, forse anche un po’ distorto, ci si puó concentrare solo sul cielo illuminato dalla luna. Nel profondo lo senti che sta per accadere qualcosa, non puoi evitare di guardare in alto anche se tutto è nero infinito. E poi all’improvviso un sipario su una scena in technicolor si apre davanti ai nostri occhi. È come un drappo danzante, verde ossigeno e rosa idrogeno. Siamo piú che fortunati, vedere diversi colori non é all’ordine del giorno. C’è un suono, incomprensibile e silenzioso, lo senti con gli occhi e con il cuore. Se fosse un suono udibile sarebbe il virtuosismo di un organo di una cattedrale. È solenne allo stesso modo, le volute dell’aurora si rincorrono nelle canne vibranti dello strumento.

È stupefacente. È proprio sopra alla nostra testa, immensa ed effimera. Potrebbe svanire da un momento all’altro, ma decide di regalarci il tempo necessario a non dimenticarla mai più. Fa male il collo a guardare in su con il naso ghiacciato e gli occhi che lacrimano per il vento. Marek la cattura in qualche foto insieme a noi.

Nessuno parla più, solo occhi e bocche spalancati. Dopo circa mezz’ora la Dama si dissolve all’improvviso così come si è formata. Siamo esausti, per la fatica di stare ore al freddo e per l’emozione di vedere uno spettacolo così grandioso. A malincuore saliamo sul minibus e iniziamo a toglierci i molteplici strati di vestiti; durante tutto il viaggio di ritorno continuiamo a scrutare il cielo sperando di vederla di nuovo ma la nostra fortuna si è esaurita. Altre avventure ci aspettano durante questo viaggio…

Abbiamo cavalcato le onde del fiordo con una rib-boat osservando una miriade di balene e orche nuotare sornione intorno a noi, mostrando di tanto in tanto l’alta pinna dorsale o la coda, soffiando in alto litri d’acqua salmastra e regalando qualche rara acrobazia in aria. Gigantesche e tranquille hanno nuotato per ore intorno a noi, chiedendosi forse cosa fosse quella piccola cosa galleggiante in mezzo al loro fiordo.

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Abbiamo attraversato immensi boschi di abeti neri e laghi ghiacciati coperti da una fitta coltre di neve a bordo di una slitta trainata dai cani. Scivolare nel silenzio, solo i loro allegri guaiti, la loro incontenibile energia, qualche ruzzolone nella neve soffice. Un entusiasmo incredibile quello di questi cani, apparentemente piccoli e snelli, ma forti e resistenti. Sin da subito non hanno nascosto il loro carattere, infatti all´inizio non é stato facile capire come trattenerli e poi guidarli. Al ritorno dalla corsa di quasi tre ore hanno mangiato di buon appetito il loro meritato pasto, si sono goduti a turno le nostre coccole e poi si sono rifugiati nelle loro casette di legno per riposare. Nel frattempo noi siamo stati accolti nella splendida casa del proprietario, al caldo del camino con una fumante zuppa ad aspettarci. Una chiacchierata interessante sulle loro tradizioni e un ristoro piacevole dopo l´avventura in quel gelido territorio.

Abbiamo infine conosciuto da vicino gli allevatori di renne, che ci hanno raccontato la loro vita attraverso canti tradizionali attorno al fuoco. Tradizionalmente una vita estrema, oggigiorno con qualche comoditá in piú, ma comunque fortemente legata alla natura che provvede a tutto.

Sono stati cinque giorni strani, una notte di 120 ore alternata a qualche momento di crepuscolo, in cui abbiamo vissuto straordinarie esperienze a contatto con la natura, in un mondo magico, bianco, blu e gelido, impossibile da dimenticare.

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