La ricetta dell´avventura

GUSTARE L´ISLANDA FINO ALL´ULTIMO SGUARDO

Ingredienti:

  • Abbondanti folate di vento gelido
  • Ciuffi di nubi minacciose q.b.
  • Qualche cucchiaio di lava incandescente
  • Acqua di mare impetuoso
  • Una spolverata di soffice muschio per decorare
  • Cubetti di iceberg

Infine il vero ingrediente segreto che darà sapore a tutto, tingendo la natura di colori incredibili: un pizzico di sole.

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Per accompagnare, acqua termale alla giusta temperatura.

Una ricetta così gustosa deve però essere condivisa, quindi chi l’assaggerà potrà godere della compagnia di alcune speciali creature…maestose balene, goffe foche, le immancabili pecore, i cavalli simbolo dell’Isola, i simpatici pulcinella di mare e miriadi di altri uccelli marini. Chi è più fortunato potrà addirittura condividere la pietanza con qualche elfo!

Quale sarà dunque il risultato del perfetto equilibrio di tutti questi ingredienti? Un’isola in mezzo all’Oceano Atlantico del Nord, la cui capitale è la più a Nord del pianeta: l’Islanda.

Abbiamo scoperto questo paese in compagnia di due amici, formando un gruppo davvero variegato: due italiani, un inglese e un’indonesiana, insieme in viaggio dalla Baviera dove viviamo e lavoriamo; 4 lingue, 4 Paesi, 2 continenti e infinite possibilità di ricombinare le nostre esperienze. Anche questi ingredienti hanno aggiunto sapore alla ricetta per l’avventura perfetta!

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Da dove partire per raccontare questa esperienza? Difficile, una terra cosi coinvolgente ed estrema, natura ruvida e allo stesso tempo accogliente. Un contrasto continuo, che fa spostare velocemente l’attenzione e l’interesse del viaggiatore da una cosa all’altra: una potente cascata in mezzo al verde rigoglioso, che fa meravigliare delle mille forme che l’acqua assume nel suo salto e poi, dopo pochi attimi, una salita desolata tra blocchi di lava e volute di vapore, che fa temere  di avvertire da lì ad un attimo la scossa che precede il risveglio del vulcano.

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In Islanda è tutto un sogno, ogni scenario è come essere in un romanzo di Tolkien, la Natura si esprime in tutta la sua grandiosità e con la massima concentrazione in questo “piccolo” Paese. La sua superficie è infatti circa un terzo di quelle italiana o tedesca, oppure circa un sesto di quella della Francia.

Dicevo che in Islanda tutto è un sogno. Ad esempio…camminare a mezzanotte lungo una spiaggia di lava nera, quando il sole non tramonta mai, scende solo più basso sull’orizzonte, lo accarezza e tinge il cielo di incredibili sfumature di indaco. Il silenzio è interrotto solo dalle onde dell’Oceano e dal pigolio di qualche Sterna Artica che ha fatto il nido tra i cespugli sulla duna più in là. A sinistra, in lontananza, lampeggia il faro nella sua piroetta regolare. A destra la scogliera si protende nel mare, in controluce. Il vento dà tregua e la sensazione di pace è meravigliosa. Una nebbia bassa e impalpabile comincia a salire dalla battigia verso le dune, ci avvolge, e rende tutto denso: il silenzio, l’aria, lo stupore. Un momento indimenticabile e prezioso.

In Islanda ogni scorcio merita una fotografia, almeno una di quelle della memoria; vale la pena fermarsi ad ogni occasione ad osservare meglio oppure semplicemente non fermarsi dove lo fa la maggior parte dei turisti ma proseguire fino alla meraviglia successiva che, sicuramente, sarà a pochi passi. E’ quello che accade alla cascata Seljalandsfoss, uno stupefacente salto di 60 m dalla roccia. Si arriva facilmente e si ha subito la visione della maestosità dell’acqua, ma si può godere di un altro punto di vista insolito: esiste infatti un sentiero che permette di camminare dietro alla cascata. Il rumore è assordante e l’acqua vaporizzata ci mette pochi secondi a bagnare completamente chi si avventura sul sentiero scivoloso. Ma la visione è impagabile: alzando gli occhi si segue meravigliati la discesa dell’acqua, che sembra arrivare proprio sopra la testa e fa venire un po’ di capogiro.

Alla fine del sentiero si scende di nuovo verso il parcheggio, molti riprendono l’auto per proseguire la loro avventura, qualcuno cammina più avanti per qualche centinaio di metri. Ed eccolo lì, il rumore assordante che segnala la prossima meraviglia. Si arriva fino all’imboccatura di uno stretto canyon e si può sbirciare all’interno…poi non si può resistere alla tentazione di fare gli equilibristi sui sassi scivolosi che affiorano dal ruscello e permettono di guadarlo entrando nella Tröllagildel (Gola del Troll). E qui la cascata Gljúfurárfoss regala un’istantanea potente e misteriosa con il suo salto di oltre 40 metri racchiuso nel segreto della roccia.

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Ogni cascata in Islanda è diversa: la portata, il colore dell’acqua, l’altezza e le condizioni meteo del momento, regalano infinite possibilità di godere questo spettacolo. E così si osserva dall’alto la potenza di Dettifoss, che si sviluppa in larghezza per 100 m e riversa in un canalone tortuoso le acque che provengono dal ghiacciaio Vatnajökull. Questa cascata si è formata in seguito ad un terremoto, scatenato da un’eruzione vulcanica, che ha deviato il corso del fiume. La portata è incredibile, la maggiore in Islanda e in Europa: in estate arriva a superare i 500 metri cubi al secondo. Le acque tumultuose sono grigie e sollevano spruzzi visibili già ad 1 km di distanza, per poi proseguire la loro corsa verso il mare all’interno di un bellissimo canyon, dove molte altre piccole cascate si uniscono al flusso principale. Gli uccelli che nidificano tra le ripide pareti, compiono i loro voli acrobatici durante la caccia, e avvicinandosi all’acqua, per nulla spaventati da tanta potenza.

Oppure si osserva la forza di Skogafoss dal basso: la cascata perfetta. Incorniciata da rigogliose pareti verdi, ricche di vita. L’acqua si tuffa perpendicolare per 60 m e si incanala nel ruscello nella piana sottostante, che permette di camminare facilmente fino alla base e osservare i gabbiani che intrecciano il loro volo davanti a questo sipario spumeggiante.

L’esperienza opposta alla cascata è il vulcano. Un altro scenario, un altro sogno.

Camminare tra i campi di lava è surreale, il paesaggio scabro, quasi lunare, il percorso ruvido. Sembra che avventurarsi tra i neri massi contorti intorno alla caldera del Krafla sia piuttosto pericoloso. E’ uno dei vulcani più attivi, del quale si aspetta l’eruzione da tempo. Camminando tra le faglie fumanti, dove le naturali sculture di lava suscitano un po’ di timore con le loro forme spettrali, ci si chiede come si potrebbe correre giù velocemente nel caso il vulcano decidesse di svegliarsi proprio in quel momento. Un brivido elettrizzante ci accompagna durante tutto il percorso…sarebbe memorabile assistere ad un’eruzione (anche raccontarlo in effetti!). Il vento è fortissimo sulla cima della collina lavica, si fa fatica a stare in piedi dove i massi non offrono protezione. Intorno si apre un paesaggio sconfinato dai colori contrastanti: aspro e scuro vicino ai piedi, mille sfumature di ocra e piane brulle a metà strada con l’orizzonte e verde intenso sulle colline in lontananza. Le rocce sono calde, il vento sibila rumoroso nelle porosità e si porta via veloce il fumo bianco che sale dalle spaccature. E’ difficile rimanere sul sentiero, è facile mettere un piede in fallo…e se adesso il terreno cominciasse a tremare? Si percepisce pungente l’energia che scorre sotto di noi, l’aria ne è carica, stiamo camminando su qualcosa di vivo.

Si può completare il giro sulla colata lavica arrivando a un pozza di acqua fangosa ribollente, dove i minerali si sono stratificati con colori incredibili. Vapore e bolle, odore di zolfo e rocce vibranti, potrebbe sembrare un inferno ma non lo è assolutamente, è un luogo magico cosi come lo è la piana fumante di Hverir sempre nella regione del lago Myvatn.

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Qui si misura davvero l’instabilità della natura islandese: pozze ribollenti di fango bluastro che arriva in superficie riempiendo l’aria del pungente odore di zolfo,  camini dai quali esce aria caldissima che fa tremare lo sfondo se si guarda attraverso, forti sibili che testimoniano quanta potenza sia accumulata appena sotto i nostri piedi.

Ma esiste anche una manifestazione più delicata di questa forza: le pozze calde nelle quali immergersi per rinfrancare i muscoli dopo la fatica del trekking sui terreni accidentati. E allora rabbrividendo nell’aria gelida mentre ci togliamo i vestiti, scendiamo cauti sulle rocce muschiose di un laugar e ci accomodiamo in circolo in questa vasca da bagno che la natura ci mette a disposizione. L’acqua è estremamente piacevole e ci concediamo una rilassante mezz’ora fra risate e un po’ di imbarazzo per essere in mezzo al nulla, in una vasca di pietra, che sembra un pentolone di brodo bollente sul fianco della collina. Una situazione davvero insolita! A coronare l’esperienza, dopo che il vento ha spazzato via le nuvole, arriva un caldo sole ad accendere i colori di questa meravigliosa terra intorno a noi.

Questa terra magica è abitata da creature altrettanto magiche, nella loro diversità sono una più stupefacente dell’altra e sicuramente le balene sono, per me, in cima alla lista. Esiste un luogo speciale per loro, dove tornano tutti gli anni in estate, ricordandosi le coordinate, sapendo esattamente dove andare. Più volte nella loro vita molte di loro arrivano qui in luglio per servirsi al lauto banchetto di krill, che cresce nelle acque protette del fiordo di Husavik. Sembra sia la capitale europea delle balene. Vestiti come in una spedizione di Amundsen, saliamo a bordo dello Schooner Hildur costruito ad Akureyri nel 1974 e partiamo alla ricerca dei giganti gentili, i quali non tardano a farsi avvistare. La prima balena Humpback che avvistiamo, emerge molto vicino al veliero, prima ci saluta con la pinna dorsale per tre volte (sembra che esista una regola) e poi con la gigantesca coda si congeda per immergersi nelle profondità del fiordo. E’ bellissima, si intravede il ventre bianco appena sotto la superficie dell’acqua, forse scorgo l’occhio sereno, ma non sono sicura. Ce ne sono molte intorno a noi, segnalano la loro presenza con lo sbuffo in lontananza e il nostro capitano vira subito per avvicinarsi, ma non troppo, sempre con attenzione e cautela per non disturbarle. Una coppia, probabilmente una mamma con il suo piccolo, è davanti a noi, la coreografia è la stessa: uno sbuffo, tre volte la pinna, la coda e poi giù. Le cerchiamo con trepidazione e alcune di loro ci regalano ancora attimi di stupore, prima che inizi a piovere e si cominci a navigare verso il porto. Nel fiordo di Husavik arrivano diverse specie di balene; nell’ultimo periodo sono state avvistate anche delle balenottere azzurre, le più grandi, ma sono schive e noi non siamo fortunati. Non importa, abbiamo già assistito ad uno spettacolo meraviglioso.

Accanto ai giganti ci sono anche creature più piccole, ma altrettanto affascinanti. Si tuffano goffi in picchiata dalle scogliere dove nidificano, sbattono veloci le corte ali e le loro zampe palmate si distendono. Sono i pulcinella di mare che a centinaia di migliaia popolano le coste islandesi. Sembra abbiano un’espressione triste, dovuta alla geometria dei colori attorno agli occhi, ma sono estremamente vivaci e si potrebbe rimanere ore ad ammirarli. Così buffi, fanno la spola tra il nido e il mare, dove si tuffano per pescare, riemergendo con il becco stipato di piccoli pesci ordinatamente allineati. Insieme a loro volano nei cieli d’Islanda un’infinità di altri uccelli: sterne artiche, rumorose e aggressive se ci si avvicina troppo ai nidi fra i cespugli, diverse specie di gabbiani, eleganti urie, una sorprendente quantità di cigni selvatici, folaghe, anatre, oche e molti altri.

Quelli che non mancano mai sono pecore e cavalli, a migliaia nelle radure. Effettivamente sembra che in Islanda vivano più pecore che persone. Pacifiche in lontananza, cariche di lana, non si curano della presenza umana e a volte sconfinano sulle strade, creando un po’ di scompiglio fra gli automobilisti. Ma sono paurose e scappano a gran carriera al sopraggiungere di un veicolo. Si fermano all’improvviso e riprendono a brucare l’erba come se nulla fosse successo, con gli occhi vispi e la mascella sempre in movimento.

Anche i forti piccoli cavalli sono presenti in gran numero, rimangono stoici con le criniere al vento nelle intemperie islandesi, facendo scorta d’erba, che poi per il lungo inverno non potranno più brucare. Hanno bellissime combinazioni di colori, dal grigio fumo al baio, passando per il bianco candido e il crema. Hanno occhi sinceri e animo coraggioso, da secoli trasportano gli islandesi con il loro tipico trotto veloce, il tölt. Sono rimontata in sella dopo più di 20 anni per una cavalcata nella brughiera e devo dire che sì, é come andare in bicicletta, ma la differenza di età si è fatta sentire per alcuni giorni in seguito. Svart Perla (Perla Nera), la mia cavallina, mi ha comunque regalato istanti magici nella natura selvaggia.

Meritano una menzione anche le foche, che approfittano dei raggi di sole, per rilassarsi goffe sugli scogli. Apparentemente cosí maldestre sulla terra e sorprendentemente agili quando scivolano in acqua e cacciano o giocano tra gli iceberg della Jökulsarlon, la laguna ai piedi del ghiacciaio più esteso d’Europa.

Ed è proprio in questo luogo che si vive un altro sogno: navigare fra gli iceberg. Con le loro forme surreali e le sfumature di blu intenso, potrebbero girarsi da un momento all’altro mentre galleggiano verso il mare, impiegando anche cinque anni dal ghiacciaio all’uscita della laguna. Il Vatnajökull è davvero imponente, come una cattedrale gotica di ghiaccio a picco sull’acqua. Gli scricchiolii avvertono che un’altra gigantesca massa si potrebbe staccare, sollevando onde scure e creando una nuova scultura. E i numeri sono impressionanti: ogni anno il ghiacciaio perde 300 m a causa del surriscaldamento globale…forse perderemo questa meraviglia prima di quanto ci aspettiamo…

Le foche guizzano da un punto all’altro della laguna, i gabbiani si prendono una pausa sulla punta dei blocchi di ghiaccio e la nostra rib-boat sfreccia veloce saltando sulle onde. La nostra guida rallenta davanti ad ogni forma interessante per darci il tempo di fotografare il paesaggio, e così passando lentamente ai piedi degli iceberg si cerca di indovinare quanto profondo sia rispetto alla punta. Uno scenario magico che non si può dimenticare.

In effetti nulla di questa terra straordinaria si può dimenticare. La natura qui ci fa vivere intensamente tutte le sue sfumature e ci dona un’esperienza così varia, che si fa fatica a riordinare le emozioni. E’ uno di quei luoghi che richiedono molto tempo, in tranquillità per non perdersi nulla. Se poi si ha la fortuna di poterlo condividere con amici speciali come abbiamo fatto noi, i ricordi saranno ancora piè belli.

Un secondo viaggio è già sulla mia lista, ma prima devo rimbalzare da qualche altra parte…

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